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JUGLANS REGIA Neranotte Loud n’ Proud Records 2023 ITA

Con questo, fanno quattro full-length album, a cui occorre aggiungere un mini CD che nel 2019 sancì il ritorno sul mercato discografico della band fiorentina dopo undici anni, quattro demotapes che dal 1993 al 1999 hanno anticipato la produzione su dischetto ottico e la partecipazione ad almeno quindici compilations. Un’attività quindi parecchio densa, a partire da quel 1992 (inizialmente a nome Raising Fear) in cui i fondatori Massimiliano Dionigi (basso), Alessandro Parigi (voce) e Davide Carretti (batteria) – ancora oggi tutti in formazione – hanno dato vita ai Juglans Regia, nome latino della “noce reale”. Da allora, vari musicisti hanno orbitato attorno al nucleo di base, apportando via via nuovi elementi stilistici nel corso degli anni. L’ultima uscita raccoglie per lo più dei brani composti tra il 2020 ed il 2022, sfruttando in alcuni casi idee anche precedenti, come nel caso della title-track. Il nuovo corso sposta gli accenti dal metal al rock, anche grazie agli innesti del chitarrista Samuele Scandariato e del tastierista Riccardo Iacono (curiosamente proveniente dalla epic metal band Domine, ma tant’è… Il cambiamento di approccio è evidente). Si potrebbe persino parlare di una sorta di rock italiano alternativo ai soliti canoni, come ad esempio potevano esserlo i Diaframma. Da titolo, la proposta risulta decisamente “oscura” e la scelta di cantare in italiano porta alla composizione di testi sempre molto introspettivi. Parole di denuncia sociale, a volte circoscritta ad ambienti più ristretti e ben precisi, che come spesso accade oscillano tra autentica profondità ed ingenuità appariscente, nello stile del classico ragazzo che “gioca a fare il grande” e spara termini ad effetto per impressionare l’eventuale pubblico, mostrando sensibilità e ribellione (questo non mette però in discussione la timbrica vocale di chi sta dietro al microfono). In alcuni casi, il gioco funziona. “Fragili equilibri” e “Chimera”, anche per via della tipologia di tastiere, suonano simili – a tratti – ad una specie di dark-wave, col suono che sa tanto di sintetico all’interno di una futuribile atmosfera di oppressione, nonostante i ritmi alti. Nel primo caso, comunque, c’è qualcosa delle band più underground di casa Black Widow Records (compresa l’incisione sonora molto “polverosa”), evidenziando un purtroppo breve intervento della voce di Francesca Merli. La seconda è invece una traccia dal retaggio rockeggiante, in cui si dice che “la lotta si fa dura… il sangue e la paura… sconfiggi la bufera…”. Ben altro spessore assume “Oltre lo schermo”, che mette in luce anche un bell’assolo finale sulle sei corde. A questo punto, qualcosa cambia in maniera evidente. Infatti, la seguente “Confine” alza ulteriormente l’asticella della qualità, mostrando un buon lavoro di basso, taglienti inserimenti di tastiera per nulla pacchiani, bella armonizzazione dei testi con ritmiche assolutamente di natura prog, per concludere con ben più di un assolo di chitarra “ruspante” e dal forte impatto rock.
Così, ecco che “Dentro il mare” attacca in chiave prog-metal, con accenni anche ai Fates Warning (sempre in versione italica) e forse anche ai Queensrÿche. Un concetto ampliato nella seguente title-track, la cui prima stesura – come accennato – risale al 2009. Una composizione molto varia e riflessiva, dove regna un’atmosfera anche stavolta notturna, sì, ma non certo pesante ed anzi viene lasciato spazio anche alla melodia. Su questo brano, c’è da sottolineare la necessità di alzare il volume e ascoltarne la profondità, anche se forse la produzione poteva portare a risultati migliori. Si avverte infatti quel sound pionieristico delle band prog-metal tricolori degli anni ’90, che si ascoltavano ancora su cassetta, forse andando addirittura indietro fino alla fine del decennio precedente. Comunque, nel complesso, questi “vecchi ragazzi” propongono un lavoro decisamente interessante, con diversi spunti di discussione ed una propria originalità.



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Michele Merenda

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