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Bella storia davvero quella che stanno portando avanti i Gong. Un nome storico e fondamentale che ha saputo rinnovarsi anche grazie alla lungimiranza di Daevid Allen, che prima di morire ha voluto fortemente che la gloriosa sigla andasse avanti. Il gruppo è oggi guidato da quel personaggio esuberante e carismatico che risponde al nome di Kavus Torabi (voce, chitarra, synth), ma che è circondato da musicisti di prim’ordine con i quali si è creato un affiatamento totale: Ian East ai fiati, Fabio Golfetti alla chitarra, Cheb Nettles alla batteria e alle percussioni e Dave Sturt al basso. Il nuovo capitolo in studio della band, intitolato “Bright spirit”, va in perfetta continuità con gli ottimi predecessori “The universe also collapses” e “Unending ascending”. “Dream of mine” apre il disco con sorprendenti ritmi e melodie d’Oriente e questa atmosfera esotica non si perde negli sviluppi dei minuti successivi (per un totale di dieci e mezzo), tra un riff lancinante di sax, tempi e cantato ipnotici e divagazioni psichedeliche. A seguire uno dei momenti clou, rappresentato da “Mantivule”, oltre sei minuti strumentali, in cui fiati e chitarre possono dialogare splendidamente, mantenendo equilibri perfetti muovendosi tra jazz-rock, psych-prog e hard rock per un prog contemporaneo di grandissima qualità. Ma questi Gong sanno essere camaleontici senza perdere minimamente la propria, forte, identità ed ecco che “The wonderment” trasmette un’oasi mistica di serenità e visioni cosmiche, tra ambient ed echi di Pink Floyd, effetto che si ripeterà nella conclusiva “Eternal hand”. Funziona anche il pop rock stralunato e psichedelico di “Stars in heaven” e “Relish the possibility”. “Fragrance in paradise”, infine, è un altro brano che gioca con riferimenti orientali, ma che pure non cela un’aura fiabesca, tra singhiozzi strumentali in cui fiati e chitarra continuano a duettare e a darsi il cambio ed un cantato sghembo di un Torabi sempre in pieno controllo della situazione. Cominciano a non essere poche le prove che questa nuova versione dei Gong funziona a meraviglia ed è degna erede di un passato ingombrante che poteva essere pesante da gestire. Invece la band continua ad andare avanti con naturalezza, convinzione e dischi validissimi che non vanno messi a paragone con i capolavori degli anni ’70, ma che meritano assolutamente di finire nelle discoteche dei seguaci della scuola di Canterbury e non solo.
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