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PRESENCE Evil rose Black Widow 2008 ITA

La bella copertina, dai toni decisi ed evocativi e un booklet ben fatto, completo e dettagliato, ci introducono nel migliore dei modi nel mondo sonoro generato da questo nuovo lavoro dei partenopei Presence.
Il primo ascolto conferma le linee generali e strutturali tipiche della band, magari con un incremento di momenti più prog metal, unite alle solite (molte) partiture complesse, noto, rispetto al passato, un certo decremento degli aspetti più tipicamente dark sound, ma, come i precedenti lavori, anche “Evil Rose” necessità di numerosi passaggi, per avere un quadro chiaro e definito dei contenuti. Il risultato finale è quello di un disco interessante, ma dagli aspetti altalenanti. Pur eseguito come trio (Sophya Baccini alla voce, Sergio Casamassima al basso e alla chitarra e Enrico Iglio alle tastiere) il lavoro vede la presenta dell’ottimo drummer Valerio Silenzi, inserito nel booklet come special guest, ma la cui presenza è assolutamente caratterizzante e decisamente positiva, dimostrando capacità, inventiva e precisione di grande levatura. Parte importantissima per le tastiere, che tessono le trame sonore con gusto tipicamente seventies, lasciando i giusti spazi ad una chitarra decisa, ma mai invadente. Devo ammettere, quale punta a mio avviso un po’ negativa, la voce della Baccini: lungi da me criticarne le notevoli qualità vocali, ma solo il suo utilizzo su registri che tendono al lamentoso, così da trovarsi con parti vocali un po’ troppo simili per tutto il disco.
Tra i brani in scaletta spicca la lunga e variabile title track, che nei suoi oltre diciotto minuti dà modo di comprendere appieno quali siano la musica e la proposta sonora dei Presence, tra ritmi cadenzati, funambolici momenti di assolo e strappi strumentali di devastante caparbietà. Notevole approccio stilistico e grande esercizio tecnico è la pacata “No Reason Why”, mentre la finale “Orphic”, si eleva per l’equilibrio generato dai momenti più soffusi ed esplosioni.
Il lavoro vede anche la realizzazione di due cover “The prophet's Song” dei Queen e “Gates of Babylon” dei Ritchie Blackmore’s Rainbow. Il risultato è quello di una forte personalizzazione così che i due brani risultano perfettamente amalgamati allo stile della band.
Complessivamente un disco che ha aspetti contrastanti e può piacere molto o poco a seconda di quel che si cerca e si vuole. Personalmente ritengo lo stile dei Presence un po’ distante dalle mie preferenze, ciò non toglie che il disco abbia un suo chiaro e netto valore determinato non solo dalle importanti e mai celate capacità compositive ed esecutive della formazione intera, ma anche da un risultato personale e dal marchio ben definito.

 

Roberto Vanali

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