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ELLESMERE Wyrd AMS Records 2020 ITA

Il progetto “Ellesmere” di Roberto Vitelli giunge con “Wyrd” al suo terzo capitolo. Una proposta in continua evoluzione partita nel 2015 con “Les châteaux de la Loire” che privilegiava l’anima acustica di Vitelli per proseguire con “From the sea and beyond” dove veniva evidenziato, per contro, l’aspetto sinfonico.
Già osservando la qualità della confezione e la splendida copertina fantasy (che speriamo, per gli appassionati, possa vedere la luce anche nel formato LP) di Rodney Matthews (già cover paintings di Asia, Hawkwind, Eloy, Magnum…), immaginiamo che “Wyrd” sia lo sforzo compositivo più impegnativo, sinora almeno, dell’artista romano. Si tratta di un album a tema, incentrato proprio sul termine “Wyrd” (“weird“ nell’inglese contemporaneo), fato, nel significato più ampio del termine. Un destino che non si ripete mai nel medesimo modo e che collega ogni creatura ad un’altra. La stessa copertina, con i tre personaggi rappresentati che ricordano i tre “motori” all’origine di questo progetto, e cioè Roberto Vitelli (basso e chitarre), Fabio Bonuglia (tastiere… molte tastiere) e Mattias Olsson (batteria), si può considerare parte integrante del concept.
Come per i precedenti album a nome Ellesmere, sono numerosi ed importanti gli ospiti invitati a collaborare: dalla voce di Luciano Regoli (Raccomandata Ricevuta di Ritorno), al sax di David Jackson (ex VDGG), al violino di David Cross (ex Crimson), per continuare con John Hackett (flauto), Tony Pagliuca, Fabio Liberatori e Tomas Bodin alle tastiere e Giorgio Pizzala ai cori.
Cinque sono le nuove composizioni per poco più di 40 minuti di durata… perfetti per un LP, insomma… L’album si avvia con “Challenge”: l’introduzione è affidata al piano di Bodin; poi il power trio Vitelli/Olsson/Bonuglia inizia un bombardamento ritmico e di synth che prelude all’ingresso della voce di Regoli che dimostra (ce ne fosse bisogno) la sua versatilità vocale, delicata nelle due strofe e debordante negli acuti finali (“Why? Why?”). Il violino di Cross si fa poi notare con un delicato intervento mentre, ben più vigoroso, è il sax di Jackson. Il brano sfuma poi nella successiva “The Eery Manor” introdotta dal flauto di Hackett. Il pezzo, poi, (ospite qui Pagliuca) si sviluppa ricordando le Orme più classicheggianti o anche il Balletto di Bronzo nelle trame più ostiche ed oscure. Anche per questa seconda traccia siamo comunque ad ottimi livelli.
“Endeavour” sembra offrire un attimo di tregua dopo le due incalzanti proposte iniziali. A metà del suo fluire però, un sax imbizzarrito scalfisce l’apparente calma eterea (in cui aveva trovato spazio anche il flauto), il suono dello Hammond si fa potente, la ritmica sostenuta. L’atmosfera muta ancora e diventa più sinfonica con synth, chitarra elettrica e coloriture variegate che anticipano il ritorno, in pompa magna, di Regoli alla voce. Il finale è ancora in pieno caos organizzato. Eccellente. “Ajar” racchiude nei suoi otto minuti 50 anni di prog sinfonico. Si passa, complice Jackson, dai VDGG agli Yes di “Relayer”, non si dimentica l’importanza degli EL&P con Moog ed effetti speciali, si ritorna agli Yes con qualche vocalizzo di Giorgio Pizzala, si imbocca il “sentiero” Genesis (“A trick of the tail” e “Wind and wuthering”) che si abbandona per la direzione jazz-rock, al “crocevia” ancora EL&P e “rettilineo” finale con ancora il sax “vandergraffiano” sugli scudi. Progressive o regressive? Non importa… i signori ci sanno fare eccome. In chiusura un altro brano strumentale, “Endless”, di poco più di 13 minuti. Brano vivace, sinfonico, con qualche “puntata” new prog e vicina ai Genesis di “Duke”, con momenti, non secondari, di sax e flauto. Finale piuttosto particolare che ricorda J.M. Jarre e le sue sperimentazioni elettroniche.
L’album, l’avrete capito, è davvero eccellente. Ottimamente suonato, ben cantato (nonostante sia prevalentemente strumentale), confezionato perfettamente per attirare l’attenzione visiva e “confortevolmente” sinfonico per coinvolgere il nostalgico dei ’70 ma anche le (esigue, purtroppo) nuove generazioni. Per quel che ci riguarda, da avere assolutamente.



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Valentino Butti

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