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PAATOS Ligament Timeloss Records 2025 SVE

Risale al 2012 l’ultimo episodio discografico dei Paatos. Dopo un lunghissimo silenzio, la band svedese si ripresenta sulle scene con “Ligament” e con la stessa line-up dell’epoca, con Petronella Nettrmalm alla voce e al violoncello, Hux Nettermalm alla batteria, Peter Nylander alla chitarra, Ulf Ivarsson al basso e Mikael Nilzén alle tastiere e ai sintetizzatori. Ascoltando il nuovo lavoro, sembra quasi incredibile che il gruppo sia rimasto fermo così tanto tempo, visto che le dieci canzoni in esso contenute vanno in perfetta continuità con quanto fatto in passato. Basta già l’apertura “Chemical escape” a farlo capire, brano solido, ben ritmato, la voce di Petronella carica di effetto, un basso snello e pulsante ed un ritornello che rimane impresso nella mente. A seguire, troviamo “Beyond the forest”, un pezzo dall’andamento più epico, in cui la cantante duetta con l’ospite Mikael Akerfeldt degli Opeth, per un risultato molto evocativo, una sorta di prog-folk che sembra quasi trasportare verso desolate lande nordiche. “I deny”, con la sua venatura vagamente dream-pop, è il primo di una serie di brani che ancora di più consolidano quanto fatto dai Paatos a partire dal secondo album: una forma canzone dai tempi compassati, caratterizzata da una fortissima malinconia, con toni dimessi, melodie elegiache ed atmosfera dark. Su questa stessa lunghezza d’onda vanno “I’m letting go”, “Who am I” (arricchita di effetti elettronici e stravaganti dissonanze), “November” (vagamente jazzata e presente solo sul cd) e la conclusiva e apocalittica “Svart”. La breve strumentale “Post war liminal” (anch’essa presente solo su cd) accentua queste peculiarità con una sorta di ambient lento e asfissiante. La title-track, invece, punta su due minuti up tempo, mentre risulta più particolare “Last ones of our kind”, che, pur con tempi spediti ed una sezione centrale strumentale, mantiene bene il mood uggioso dell’album. “Ligament” funziona, esattamente come funzionavano i suoi predecessori. Per questo loro ritorno i Paatos hanno preferito puntare sul sicuro, mantenendo intatto lo stile che avevano consolidato con “Kallocain”, “Silence of another kind” e “Breathing”, con una Petronella in splendida forma che ancora una volta dà una forte impronta alla musica della band con la sua voce. È uno stile che forse non a tutti piace, perché lontano da certi “canoni” prog, ma sono certo che potrà emozionare ancora una volta chi ama perdersi tra le sfumature oscure di un sound ipnotico, crepuscolare e conturbante.

 

Peppe Di Spirito

Collegamenti ad altre recensioni

PAATOS Timeloss 2002 
PAATOS Kallocain 2004 
PAATOS Silence of another kind 2006 
PAATOS Breathing 2011 
PAATOS V 2012 

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