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ELEPHANT9 Greatest show on Earth Rune Grammofon 2018 NOR

La cattiva notizia è che il sodalizio con Reine Fiske, che durava da un paio di album a questa parte, è giunto ormai al termine. La formazione si è nuovamente contratta al solido trio di base che persiste immutato dall’esordio “Dodovoodoo” uscito nel 2018. La buona notizia è che non dobbiamo assolutamente pentirci di questa scelta perché il nuovo equilibrio musicale raggiunto è all’altezza dei risultati precedenti, anche se giocoforza più orientato sul versante tastieristico. Ståle Storløkken ha scelto per l’occasione registri particolarmente acidi e ruvidi, in grado di riempire l’orecchio ovattandolo e stordendolo. L’armamentario a sua disposizione è ovviamente vintage, con una precedenza che viene data all’organo Hammond ma con generose dosi di Rhodes, Mellotron e Minimoog e con l’ausilio dell’Eminent 310, un vecchio synth olandese celebre per i suoi registri polifonici di archi e all’occorrenza del classico pianoforte. Le tastiere, talvolta anche molto sovrapposte, spaziano ampiamente in ogni direzione, muovendosi su un tappeto poliritmico che viene intessuto e disfatto con grande plasticità ad opera della batterista Torstein Lofthus e del bassista Nikolai Hængsle. Sempre le tastiere riescono ad intrecciare arrangiamenti molto chitarristici che lì per lì non vi faranno accorgere della mancanza di questo strumento.
La durata complessiva dell’opera è contenuta e non raggiunge i 36 minuti. Le tracce sono 6, tutte di minutaggio abbastanza omogeneo e centrato all’incirca sui 6 minuti l’una, e se pensate che questo disco è, includendo nel conteggio il Live alla BBC, il sesto della loro discografia, eccovi servita una nuova cabala. Queste simmetrie lasciano prevedere un’opera molto equilibrata in cui virtuosismo, istinto e capacità di creare scenari sonori pittorici si integrano in insiemi musicali di grande impatto.
Che il gruppo sia attualmente uno dei migliori dal vivo nel settore è cosa nota ed è proprio nel riuscire a donare a queste tracce un impatto live senza perderne di vista la visione di insieme il segreto della loro grande godibilità. Si tratta di musica acidula e di grande impatto, jazz oriented, come consuetudine, lacerata da profondi graffi psichedelici e sempre piacevolmente ostica, sia nei momenti più introspettivi che in quelli più aggressivi e dinamici.
L’incipit, che risponde al titolo di “Way of Return”, è soffuso e di grande atmosfera, atmosfera di zolfo e terreno piceo, bruciato da lava incandescente, di desolazione e di vuota attesa con l’organo Hammond a colorare spazi grigi. I ritmi sono dilatati e gli archi lontani stemperano dolcemente con linee melodiche poetiche la grande malinconia di fondo. Impossibile non pensare al grande genio di Bo Hansson in questo contesto surreale. I ritmi cambiano vistosamente con “Actionpack1”, più serrata, rotolante e marziale che gioca tantissimo sulla percussività e sul contrasto generato da una sezione ritmica complessa e veloce e i cori di tastiere, sinistri ma volutamente rallentati all’eccesso ed incombenti. L’effetto complessivo è strabiliante ed il pezzo è in sé una piccola saga. L’approccio bluesy di “Farmer’s Secret” è qualcosa di rinfrescante in un certo senso, sempre con l’organo Hammond padrone della situazione e perfettamente accoppiato con la agile sezione ritmica con riferimenti che senza difficoltà mi fanno pensare a Hansson & Karlsson.
Fra i brani più disinvolti c’è senza dubbio la centrale “Dancing With Mr E.”, con i suoi ritmi hard funky che degenerano in qualcosa di avanguardistico lungo ritmi spezzettati che sembrano scorrere controcorrente e in fine si aprono verso sentieri più free. La batteria è a dir poco tentacolare, leggera, rapidissima e sempre in bilico su diversi punti di equilibrio. Le tastiere giocano su dissonanze piacevolmente aspre, generando contrasti armonici interessanti. L’energia sprigionata è tantissima ma niente viene sprecato, ogni decibel arriva dritto all’obiettivo. Tutto rallenta nuovamente con “Mystery Blend” dove il basso si sente pulsare distintamente sullo sfondo, con ritmi solenni, e le tastiere di espandono progressivamente e con circospezione. Gli equilibri si ribaltano ancora nella conclusiva “Freaks” che si avvita su se stessa con il suo groove magnetico ed accattivante fino a sfumare in dissolvenza.
E’ impossibile resistere ad un album simile, in cui rumore, groove, potenza e melodia vengono mescolati in modo talentuoso e serviti con la vivacità di una esibizione live. Gli Elephamnt9 sono tornati per consegnarci un album da collocare fra gli imperdibili del momento.



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Jessica Attene

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