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ROZ VITALIS The hidden man of the heart Lizard Records 2018 RUS

Il nuovo lavoro della band guidata da Ivan Rozmainsky è particolarmente ambizioso, sia dal punto di vista concettuale che da quello musicale. Il concept dell’album riguarda, secondo le parole di presentazione, “il costituente spirituale / creativo di una persona secondo strane dinamiche; tale costituente può essere chiamato "L'uomo nascosto del cuore". Spesso queste dinamiche possono essere tragiche e drammatiche, quando una persona si trova di fronte a varie tentazioni che distruggono il suo costituente spirituale / creativo”. La cosa ha risvolti filosofici ancor più complessi che tuttavia vi risparmio in questa sede, rimandandovi direttamente alla musica, costituita per l’occasione da 14 tracce, per oltre un’ora di durata, due delle quali sono riproposizioni di brani già presentati nell’EP “Psalm 6” del 2016.
I Roz Vitalis si presentano immutati rispetto all’album precedente “Lavoro d’Amore”, aggiungendo però alla line-up di 7 elementi diversi ospiti ai synth, percussioni, mandolino, clarinetto e un quartetto d’archi. Musicalmente abbiamo quindi un lavoro piuttosto ricco (sono passati i tempi dei primissimi album a nome Roz Vitalis in cui il buon Ivan faceva praticamente tutto da solo e artigianalmente. La musica però non è cambiata di molto, potendo essere superficialmente etichettata come Melodic Avant-Rock o addirittura Canterbury Gothic Prog.
La musica di Rozmainsky è da sempre interamente strumentale, preferendo far parlare gli strumenti che, specialmente in questo caso, parlano e ci raccontano le loro storie, ora con la voce melliflua di un violino, coadiuvato e supportato dal violoncello, ora con l’inquieto martellare di piano o synth, ora invece con lo stridulo vociare della tromba.
Di certo si tratta di una proposta molto personale, come da sempre Ivan ci ha abituati, ma la varietà della strumentazione adottata e degli arrangiamenti riescono a donare all’insieme uno spessore che nei lavori precedenti talvolta mancava, consentendo al gruppo di esplorare nuove soluzioni ed atmosfere, proseguendo nel loro affascinante viaggio musicale. Si è accresciuta la componente cameristica e orchestrale e i brani prettamente rock, con l’interazione di più strumenti elettrici, sono la netta minoranza, addirittura un’eccezione, in favore di composizioni caratterizzate, a turno, da lunghe digressioni di piano, di tromba o di archi oppure da orchestrazioni di pochi elementi, con un andatura ritmica tortuosa e complessa, a momenti decisamente dimorante sul versante RIO.
L’umore generale è in prevalenza tra il mistico ed il malinconico, con sonorità ed atmosfere talvolta inquietanti e volutamente sinistre, benché non si tratti proprio di musica horrorifica ma anzi teoricamente carica di speranza e che cerca di esplorare l’animo umano secondo varie sfaccettature.
Ritengo “The Hidden Man of the Heart” il miglior album fin qui realizzato da Rozmainsky e I suoi Roz Vitalis, sicuramente per il gran dispiegamento di mezzi che ha consentito una maggior libertà creativa e di poter realizzare un album dai suoni ricchi ma non ridondanti, influenzato da molti numi del Prog (Ivan è da sempre un appassionato del Prog italiano peraltro) ma direttamente debitore di nessuno.



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Alberto Nucci

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