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IL BACIO DELLA MEDUSA Seme* AMS Records 2018 ITA

Con “Seme*” gli umbri Il bacio della Medusa fanno poker! Pokerissimo se consideriamo anche il live album del 2016 che, a posteriori, possiamo considerare come la chiusura di un ciclo iniziato con l’album omonimo del 2004, bissato da “Discesa agl’inferi di un giovane amante” (2008) e chiuso con “Deus lo vult” del 2012. “Seme*” spariglia un poco le carte in tavola anche se, all’ennesimo ascolto, si tratta di un lavoro griffato al 100% BDM, seppur con qualche piccola/grande novità. Una di queste riguarda la line-up che si arricchisce di un altro chitarrista, Simone Matteucci che va ad aggiungersi alla confermatissima formazione degli altri lavori e cioè Simone Cecchini (voce e chitarra acustica), Simone Brozzetti (chitarra elettrica), Federico Caprai (basso), Eva Morelli (flauti e sax) e Diego Petrini (batteria, piano, synth, mellotron). Cambia anche l’impatto visivo della copertina dell’album: non più dipinti evocativi, bensì un “semplice” seme (quello della fagiolina del Trasimeno) che proprio semplice non è, rappresentando, il seme, il principio di tutto. Novità anche in ambito lirico con l’attenzione concentrata stavolta su esperienze autobiografiche ben delineate, al solito, dalla penna di Cecchini.
Dal punto di vista musicale la band aggiunge ulteriori ingredienti alla già ricca ricetta “tradizionale”. Incursioni jazz-rock, divertissement country e rockabilly (!!), un pizzico di elettronica. Insomma un lavoro ricercato, dove nulla pare lasciato al caso e nel quale passato e presente (musicale) convivono senza sforzo apparente. La title-track, posta in apertura, è una bomba hard rock (ottimamente interpretata da Cecchini) con refrain orecchiabile che, grazie ai sax di Eva Morelli, flirta, e non poco, con la produzioni più heavy di vandergraffiana memoria. Su coordinate molto diverse si pone “La sonda” nella quale emerge l’anima più garbata e cantautoriale della band. Il flauto che “accarezza” la voce (che “suona” molto Bernardo Lanzetti) e la band che si muove in punta di piedi sullo sfondo, prima di un bel “solo” di synth di Petrini. Con “5 e1/4… fuori dalla finestra il tempo è dispari” (un po’ la “Mr. 9 till 5” dei nostri…) la band esplora, a modo proprio, il jazz rock ed il risultato è davvero convincente e di gran classe con, in aggiunta, anche qualche soluzione più sinfonica per non farci mancare nulla. Gradevole il “divertissement” di “Sveglia!!!” tra folk, cantautorato e… rockabilly, in cui emergono il cantastorie Cecchini ed il caldo suono del sax che asseconda un bel crescendo ritmico con anche le chitarre in primo piano. “Animatronica platonica” si “avvale” di una batteria elettronica che evidentemente è parsa necessaria per descrivere l’amore virtuale tra l’uomo e la macchina. Dopo un (naturale?) momento di smarrimento, prevale la ragione ed il brano anche così “moderno” si ascolta con piacere. “Sudamerica” è una lunga ballata (faceva già parte di un demo dello stesso Cecchini di qualche anno fa, come del resto “Il sentiero di luce”) con chitarre acustiche, piano “swingato”, sax ed una ritmica mai invadente. Bel brano. “Uthopia…il non luogo” è un breve ed arioso strumentale che permette alla band di sbizzarrirsi nelle più varie direzioni, in una sorta di improvvisazione collettiva “controllata”. Unico neo: forse meritava uno sviluppo maggiore. Ritorna il cantato con “Il sentiero di luce”, un sano hard rock “lacustre” appena addolcito dal flauto della Morelli. Chiude “Seme*” un altro brano strumentale, “Animaemotica”, molto variegato con importanti input del flauto, delle chitarre elettriche e… dei vocalizzi di Cecchini.
Termina così un’opera coraggiosa, di assoluto pregio, che mette in mostra una band ormai matura e di personalità spiccata. Un giusto equilibrio tra liriche di valore e musiche variopinte che confermano appieno il talento di questi musicisti tra le migliori espressioni del prog-rock nostrano.



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Valentino Butti

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