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PANZERPAPPA Summarisk suite Apollon Records 2019 NOR

Questo album non doveva essere la nuova e settima opera in studio dei Panzerpappa, o effettivamente neanche lo è: il gruppo era nel pieno del processo creativo che doveva condurlo ad un album completamente diverso quando questo qui ha preso vita per conto suo appropriandosi di idee e ritagli vecchi e nuovi. C’è materiale rimasto a lungo nel cassetto, vi sono parti completamente improvvisate ed alcune cose pensate per i vecchi lavori rimaste inedite. Un po’ di tutto insomma per un’opera giocoforza disomogenea e variegata. Alcune note nel libretto spiegano da dove ciascuno dei sei pezzi è spuntato fuori, il che rende ancora più divertente la fruizione di questa anomala e prepotente “Summarisk Suite”, chiarendone nel contempo le peculiarità stilistiche.
Un incipit elettronico, sinistro e poco confortevole, ci accoglie con la prima traccia che, come il titolo “Algerisk Symfo” suggerisce, esplora scale tipiche della musica nordafricana. Fragranze elettroniche si mescolano a melodie dal sapore etnico con le chitarre di Jarle Storløkken grandi protagoniste nella realizzazione di disegni melodici ben cesellati che guidano il racconto sonoro. La parte conclusiva di questo brano che, nonostante la durata non esagerata di circa 8 minuti, si articola in vari momenti è quella più interessante dove le diverse influenze si intersecano in un mix di jazz rock dalle colorazioni sinfoniche in cui convergono elementi speziati.
“Belgerisk Impro” nasce come B side di un ipotetico singolo rappresentato dalla traccia appena trascorsa. L’improvvisazione è l’elemento chiave anche se tutte le divagazioni creative girano attorno a un paio di loop preventivamente realizzati con uno strumento a fiato elettronico della Akai. E’ stato il nuovo tastierista Torgeir Wergeland Sørbye, che qualcuno di voi ricorderà sicuramente nei Mythopoeic Mind, progetto parallelo del sassofonista Steinar Børve, a suggerire che nei pezzi dei Panzerpappa ci dovesse essere più improvvisazione ed è così che la musica ha preso strade inaspettate che in questo brano ci conducono adagio, con pacatezza, o forse rassegnazione, attraverso scenari oscuri ed impenetrabili.
“Spartanisk Mambo” nasce invece da una semplice idea ritmica che ronzava nella testa del batterista Trond Gjellum durante un viaggio nel Peloponneso. Questa volta i ritmi sono agili ed accattivanti e rimbalzano allegri come una pallina da ping pong. Ritroviamo tematiche fusion ed elementi di garbata avanguardia tipici dello stile del gruppo e la traccia scivola via in un batter di ciglia. La breve “Permutert Panzerrock” è invece qualcosa che Steinar ha tenuto chiuso in un cassetto per alcuni anni. Lo scheletro ritmico è regolare ma gli incastri strumentali sono interessanti, con tastiere vintage che sfilano in modo allegro ed una verve rock che fa rotolare il pezzo agilmente fino alla fine.
“Revidert Malist” è una interessante rilettura di “Malist”, brano che si trova nella sua versione originale su “Passer Gullfisk”, l’esordio risalente al 2000. Questa versione suggestiva ed interessante è forse quanto di più bello possa trovarsi in questo album, con le sue melodie sofisticate e meditative, le garbate inflessioni jazz ed i timidi riflessi sinfonici. Ancora più antiche sono le origini di “Seriell ballade”, risalente addirittura al 1994, periodo in cui il bassista Anders Krabberød, prima ancora di entrare nei Panzerpappa, era affascinato da compositori come Boulez, Stockhausen e Xenakis. Queste influenze spiegano lo stile di un brano complesso e piacevolmente disarticolato.
Non so che strada prenderanno i Panzerpappa ma immagino che questo album che si è autodeterminato, libero da vincoli e obblighi, con le sue avventure e rielaborazioni, avrà il suo peso nel futuro del gruppo. Immagino che la band farà tesoro di tutto ciò e attendo con impazienza i risultati di questa esperienza che mi aspetto confluirà naturalmente nel nuovo album in studio. Senza nulla togliere al valore di quanto proposto, considero comunque questo disco come qualcosa di complementare alla discografia della band, da affrontare preferibilmente se si conoscono le vecchie opere. Qualcosa di sicuramente utile per conoscere i Panzerpappa in tutte le loro numerose e variegate sfaccettature.



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Jessica Attene

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