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TILION A.M.I.G.D.A.L.A. Musea 2008 ITA

Rischia forse di passare un po' inosservato questo terzo album dei Tilion, soprattutto perchè la sua pubblicazione non è stata preceduta da squilli di trombe e rulli di tamburi, e poi anche perché Alfio Costa, tastierista e leader della band, è una persona riservata a cui piace lavorare sodo piuttosto che perdersi in inutili chiacchiere e mettersi in mostra in maniera vanitosa. Ecco quindi che possiamo toccare con mano, in maniera concreta, la qualità del lavoro svolto da Alfio e dai suoi Tilion, sempre impegnato in mille progetti e mai protagonista delle pagine di cronaca del prog. Tutto questo preambolo per farvi capire che questo album, uscito un po' in sordina, mi ha sorpreso molto, soprattutto perché, qualsiasi altro artista, avendo per le mani un prodotto così ben studiato e realizzato, si sarebbe fatto almeno un minimo di pubblicità. Ma andiamo oltre e passiamo a commentare l'opera che, non solo si dimostra ripulita di tutti quei piccoli difetti che avevamo additato nel pur buono "Insolitariamente", ma emerge per la sua maturità, per la sua compiutezza, per la chiarezza delle idee e per la limpidezza del lavoro di produzione. Alla fine dell'ascolto qualcuno potrà dire al massimo che la proposta non è di suo gusto ma certamente non potrà negare che si tratti di un bell'album. Le novità più macroscopiche riguardano il cantato, questa volta in inglese, ed affidato a vari ospiti d'eccezione, cosa resasi necessaria con l'abbandono in itinere del cantante di ruolo, Andrea Ricci, ma che si dimostra particolarmente efficace e felice ai fini della riuscita dell'opera che ruota peraltro attorno ad un concept, ispirato alle paure e ai sentimenti umani. Non a caso credo che sia stato scelto questo titolo, dal momento che l'amigdala è la parte del cervello dove hanno sede le emozioni e rende bene l'idea di un disco al tempo stesso cerebrale ed introspettivo, che si apre verso gli spazi bui della mente che non possono essere esplorati ma che in qualche modo danno espressione di sé. L'alternarsi di diverse voci dà un senso di varietà e aiuta l'ascoltatore ad immedesimarsi nelle diverse sensazioni musicali, come se da una stanza oscura venisse fatto passare alla stanza successiva, e così via. Questo senso di claustrofobia, di ambiente chiuso, viene esaltato anche dall'artwork raffinato e soprattutto dalla copertina che ritrae un bimbo con lo sguardo chino, rivolto verso l'angolo di una stanza buia dalle pareti spoglie. Non dovete pensare comunque a qualcosa di opprimente, si tratta infatti di un disco pieno di melodia e rischiarato dai bellissimi suoni vintage delle tastiere che riempiono ogni spazio ma senza sovrastare mai gli altri strumenti o appesantire gli arrangiamenti. Troviamo a volte scenari gotici che non dispiaceranno affatto al pubblico metal, anche se questo, sottolineiamolo, non è un album di prog metal. Un buon esempio è rappresentato proprio dalla doppietta di apertura, l'intro "680819DP" ma soprattutto la successiva "Symphony for a Shadow", dominata da riff robusti e taglienti di chitarra che si intrecciano alle tastiere e che sono sorvolati dalla voce operistica e maestosa di Sophya Baccini dei napoletani Presence, ai quali non posso fare a meno di paragonare questo pezzo. Il contrasto fra la voce acuta di Sophya e la potenza austera della musica crea un effetto particolare, teso fra il dark/gotico ed il prog sinfonico. Nella traccia successiva, "The Mirrors Room", entra in gioco Clive Jones dei Black Widow, la cui voce spettrale e sfocata viene accompagnata ad una classica base di Mellotron che sembra scivolare via sotto le parole del cantante. A dire il vero l'effetto finale mi ricorda un po' i Queensr˙che di "Empire", visti però da una prospettiva sinfonica, con arrangiamenti colti e persino inserti di flauto e sax. Un concentrato di grazia ed eleganza è "The Echo of the Dark Side", interpretata dalla voce delicata e limpida di Helena Biagione, che ben si adatta al mood folk del pezzo: una ballad che sembra nata per essere suonata in qualche bosco incantato, con intrecci splendidi fra la chitarra acustica ed il flauto. La teatrale "Nocturnal (Pt1)" è interpretata dalla voce rotonda e morbida di Hamadi Trabelsi che riesce a sottolineare i picchi di massima emozione, con grazia e dolcezza, ed un effetto amplificato dal pianoforte: non posso fare a meno di pensare agli svedesi Carptree che trovo molto affini a questa traccia. Lo stesso Trabelsi entra in gioco anche in "Nocturnal (Pt2)" che questa volta presenta ritmi più spinti ed un cantato più aggressivo, con riferimenti ai Dream Theater più pirotecnici e progressivi. Su "Eclipse" troviamo invece le voci di Lino Vairetti, voce storica degli Osanna, e di Irvin Vairetti, che intrecciano il loro canto in una traccia lenta ed oscura, molto notturna, che scivola in maniera agile e piacevole. La title track viene collocata in chiusura e si presenta come la canzone più lunga (oltre dieci minuti di durata) e articolata, riassumendo in sé molte delle caratteristiche che abbiamo potuto apprezzare nel corso dell'album, con belle sequenze sinfoniche, soprattutto tastieristiche, con un bel Moog in evidenza, ma anche chitarre taglienti, ritmi incalzanti e progressioni dai tratti epici.
Mi rendo conto di aver speso tante parole nella descrizione di questo CD, forse senza centrare pienamente l'obiettivo, il messaggio chiave è quello che si tratta di un buon album, realizzato in maniera molto curata, con un concept sviluppato in maniera armonica ed equilibrata, in cui i vari momenti si susseguono in modo consequenziale, spesso intervallati da suoni ambientali, come le onde del mare, che ricorrono romanticamente lungo l'arco dell'album. Si tratta di un lavoro dallo scheletro robusto, che sfiora in alcuni tratti il prog metal ma che conserva un forte spirito sinfonico, con partiture tastieristiche raffinate che me lo fanno apprezzare particolarmente. Niente di sperimentale, di innovativo, di virtuosistico ma un'opera realizzata in maniera sapiente ed anche appassionata, qualcosa che riesce sicuramente in qualche modo a mettere in luce l'anima di Alfio Costa.

 

Jessica Attene

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