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DYBLE LONGDON Between breath and a breath English Electric Recordings 2020 UK

“Tidying Away The Pieces”, la terza traccia di questo album, parla di quando si mettono da parte gli oggetti appartenuti ad una persona cara dopo la sua morte. Ed è così che ci ritroviamo a mettere da parte e conservare nel nostro cuore la musica di Judy Dyble, vinta da una lunga malattia il 12 Luglio 2020, dopo la registrazione di questo album che si trasforma inevitabilmente in una specie di dolce addio. La storica cantante dei Fairport Convention e David Longdon, voce dei Big Big Train, avevano cantato in coppia nel brano “The Ivy Gate”, sesta traccia di “Grimspound” (2017), e proprio da questa esperienza nacque l’idea per una collaborazione più ampia.
“Between Breath and a Breath” vede la partecipazione, anche se in modo sparso nelle varie canzoni, dei musicisti dei Big Big Train. Le somiglianze con il sound di questo gruppo sono quindi inevitabili anche se il nuovo album mostra un’impronta folk un po’ più marcata, con colorazioni strumentali più delicate. Un’opera così intimistica sembra ben tarata sulla personalità della Dyble che anche dal punto di vista canoro finisce col dimostrarsi dominante rispetto alla sua controparte maschile.
Così come molte canzoni dei Big Big Train, anche queste scandagliano e si addentrano nella vita di alcuni personaggi. Emerge in modo magnifico la capacità di scrittura di Judy che si esprime attraverso liriche bellissime e decisamente emozionanti. Fra tutte mi sento di segnalare quelle di “Obedience”. Come in segno di sfida Longdon consegnò a Judy un libro sulla vita di Ada Lovelace, figlia del poeta Lord Byron e celebre matematica, e lei scrisse il testo della canzone in base ad emozioni che emergono splendidamente ascoltando il brano. Separatasi dal marito a pochi giorni dalla nascita della piccola, la mamma impose ad Ada un’educazione rigorosa col contributo di matematici e scienziati perché non sbocciasse in lei il carattere romantico del padre. La bambina, molto malata e costretta ad un lungo riposo a letto, giaceva semiparalizzata e assoggettata al volere dei suoi tutori, ma la sua mente era libera di vagare. Questa dicotomia viene espressa da una musica oscura e dalle sfumature psichedeliche, dalla quale si liberano orchestrazioni ampie e cinematografiche con parti corali suggestive.
La cura dei particolari emerge anche dalla scelta dei suoni, come quello del vibrafono o del Marxophone, strumento simile alla cetra da tavolo azionata da martelli metallici, che sentiamo tintinnare in “Astrologers”, o come il Theremin che in questo particolare brano sembra incarnare la forza del destino. I 42 minuti complessivi di musica che possiamo ascoltare sono divisi in brani non troppo estesi, con l’eccezione di “Whisper” (7 minuti), pezzo delicato che parla della malattia, ma soprattutto di “France” (11 minuti) che è quello più ambizioso ed articolato e che rappresenta al tempo stesso il punto di incontro delle anime dei due musicisti. Il brano cattura le impressioni di un viaggio in Francia e racconta e dei cambiamenti portati dal sopraggiungere della guerra. La fisarmonica di Rikard Sjöblom ci fa immergere in un clima notturno e romantico che finisce con lo sprofondare in tonalità drammatiche esasperate dal cantato teatrale della coppia. Di quando in quando il ritmo si trasforma in quello di un valzer e le emozioni scorrono come un fiume in piena. Le aperture strumentali sono eleganti e sempre funzionali alla narrazione con inserti di flauto, violino e Mellotron, quando il sound si fa più sostenuto. “Heartwashing”, in cui il testo, questa volta recitato, viene enfatizzato dagli interventi della tromba di Luca Calabrese (Isildurs Bane) è il pezzo conclusivo ma in realtà esiste un’ulteriore canzone, “Crossbones”, non inclusa in questo album, che può essere ascoltata su Bandcamp per prolungare un po’ il piacere di un’opera molto affascinante ed emozionante, anche se di impatto più contenuto rispetto alle produzioni dei Big Big Train, che purtroppo non potrà avere un seguito.



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Jessica Attene

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