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THE SAMURAI OF PROG The 7 voyages of Sinbad Seacrest Oy 2026

Dopo le abbuffate degli scorsi anni, il 2025 si era chiuso senza pubblicazioni a nome Samurai of Prog (anche se era stato pubblicato il secondo album solista di Marco Bernard, a coprire parzialmente il vuoto). Giunge, molto atteso, “The 7 voyages of Sinbad” del progetto a guida italo-finlandese guidato da Marco Bernard (basso) e Kimmo Pörsti (batteria-percussioni). L’album, suddiviso in otto tracce, si presenta con la solita magnifica confezione (di Ed Unitsky) e con esaustivo booklet allegato. La formula è quella arcinota: numerosi ospiti a dare musica e voce, stavolta alle vicende di Sinbad il marinaio. I brani, dai cinque ai dieci minuti di durata, non deludono, esplorando sia l’aspetto più sinfonico, sia quello più folk, senza dimenticare qualche spunto jazz-rock. Insomma, ce n’è per quasi tutti i gusti. L’inizio è affidato ad un brano di Beppe Crovella, “Guided by the moon”, ben cantato da Steve Unruh. Un florilegio sinfonico, dominato dalle tastiere dell’autore, ma si apprezzano pure gli interventi della chitarra di Tony Jokinen e del violino dello stesso Unruh. Segue “The valley of diamonds”, composta da Stefano Vicarelli (tastiere), anch’essa ad alto gradiente sinfonico.Torna il cantato con “Mark the stars” composta da Octavio Stampalia e cantata da Steph Honde. Un’introduzione malinconica anticipa il convincente intervento di Honde. Il sound si muove su coordinate romantiche con un refrain davvero azzeccato (talvolta l’assenza di “ritornelli” di facile presa penalizza qualche lavoro dei “Samurai”). Mi auguro possa essere riproposto nei concerti (uno anche in Italia a settembre) previsti quest’anno. Alessandro Di Benedetti è l’autore di “End of the day” che vede, tra gli altri, Michael Trew alla voce ed un cameo di Roine Stolt alla chitarra. Brano introspettivo e malinconico, ma funzionale alla storia di Sinbad. Rafael Pacha autore della successiva “Trapped by old age”, dimostra una volta ancora il suo amore per gli strumenti etnici utilizzando, tra gli altri, il saz (una sorta di liuto) e la cetra da tavolo. Il brano, come prevedibile, inserisce splendidi tocchi folk in un contesto di prog più “tradizionale”. Il contributo di Mimmo Ferri nei viaggi di Sinbad è “The isle of wonder” con Daniel Fäldt alla voce. Il pezzo, di oltre dieci minuti, è piuttosto articolato con suggestioni jazz-rock, sprazzi etnici e momenti più sperimentali. Davvero gradevoli le sezioni acustiche con voce, flauto ed arpeggi della 12 corde. Si continua con “The last shore” con musica e liriche di Marco Grieco. Alla voce ed al violino torna Steve Unruh, per un brano che apprezziamo molto per i saliscendi sinfonici e acustici con il violino ed il flauto (Giovanni Mazzotti) in evidenza. Degno di “circoletti rosso” i “solos” di Jokinen alla chitarra elettrica. “Sinbad the sailor” (musica e testi di Chris Engels) chiude l’album. Anche qui gli ingredienti ci sono tutti per fare presa sull’ascoltatore: cambi di tempo e di atmosfera, forse il finale avrebbe necessitato di qualcosa di più epico, ma va bene così. Con i Samurai of prog si va, insomma, sul sicuro: per qualcuno magari un limite, per altri una fonte sicura dove abbeverarsi ed apprezzare buona musica.

 

Valentino Butti

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