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THE TANGENT The world that we drive through Inside Out 2004 UK/SVE

Tra i molti progetti collaterali dei vari membri dei Flower Kings, questo dei Tangent sembra essere il più interessante. Il primo album ha avuto un notevole successo e questo secondo promette di fare altrettanto, pur avendo perduto per strada il flauto di Dave Jackson, sostituito degnamente da quello di Theo Travis, già al servizio di Gong e Porcupine Tree. La band, come già sapranno molti, è una sorta di joint venture tra i Flower Kings ed i Parallel Or 90 Degrees, ovvero tra il new Prog sinfonico svedese e il Canterbury moderno britannico. Le due scuole riescono ad integrarsi a vicenda in maniera egregia nella musica creata per questi due album, conservando una solida impalcatura Prog romantica che sostiene il tutto ma che si intreccia di continuo con elementi jazzati. Ecco quindi che si conciliano all'interno di queste 5 lunghe canzoni la modernità del Prog stoltiano con sonorità datate e soluzioni moderatamente complesse, anche se la miscela funziona un po' meno bene su quest'album rispetto allo splendido esordio, bisogna dire. Fa un po' difetto la coerenza e la sapiente amalgama che avevamo ammirato su "The music that stands alone", avendo ceduto il passo alle individualità (che certo sono importanti... ed ingombranti), con una certa predominanza del nostro uomo tuttofare svedese. L'apporto di Andy Tillison, che fu l'ideatore del progetto, risulta un po' in sordina e quello du Guy Manning, che pure avrebbe tanto da dare, limitato a pochi momenti sparsi. Tutto sommato si può dire che solo la traccia di apertura rispetta i dettami dell'album d'esordio, con le rimanenti che paiono tratte da un lavoro dei Flower Kings, con giusto qualche elemento in più che potrebbe evitare il confondimento. Tutto sommato comunque il disco non è per niente brutto e si fa ascoltare volentieri; avrebbe potuto essere concepito con un po' di calma in più magari, onde consentire un'adeguata interazione tra le diverse personalità dei musicisti (cosa che ha determinato il successo dell'album precedente, ripeto), quindi il giudizio finale, pur essendo lungi dal risultare negativo, impone una riflessione sul futuro di questo progetto così interessante in partenza.

 

Alberto Nucci

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