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Continuano le ristampe da parte della Gad Records di materiale degli SBB edito originariamente sui box set “Lost tapes”, da tempo fuori catalogo. Stavolta è il turno di “Zwiastun dobrej nocy” che raccoglie i contenuti di quello che nel primo cofanetto era il primo cd, all’epoca denominato “Impresje”. Si tratta di incisioni risalenti al gennaio del 1975. Nel 1974 la band era stata molto impegnata con l’attività live e con la realizzazione del debutto discografico e il nuovo anno si apriva già con l’impegno per la produzione del secondo lavoro “Nowy horyzont”, ma Jozef Skrzek, Apostolis Antimos e Jerzy Piotrowski non esitarono a entrare negli studi di registrazione della Katowice Radio per queste session recuperate e pubblicate solo diversi decenni dopo. Era stata la WFDiF a commissionarle, visto che, occupandosi di documentari, film e serie TV, cercava nuova musica per l’accompagnamento dei suoi programmi. I risultati degli SBB furono così apprezzati che il trio fu invitato in seguito per nuove sessions. Gli undici brani presenti nel cd sono abbastanza variegati nello stile. Ci sono pezzi molto sanguigni e esuberanti, come “Dia egona”, “Pamietnik rudigera”, “Zwiastun dobrej nocy”, la lunga cavalcata “Wyatek z “Wolnosci” e “Obciety”, carichi di quella esuberanza che era caratteristica anche dei contenuti dell’esordio (che, ricordiamo, era un live), con ritmi intensi, il suono sporco del sintetizzatore Davoli e una bella chitarra distorta. “Impresje”, l’intimismo di “Kala” tra una chitarra leggera e percussioni ad accompagnare, “Motyw popoludniowy” (che è una primissima versione di “Going away”) sono momenti in cui si respira un po’, con tempi più lenti e spunti melodici che non fanno perdere minimamente l’identità della proposta. “Dziwne zwierze” è l’unico brano cantato, ma è un curioso esperimento in cui le parti vocali vengono effettate con il wah wah. Splendido il crescendo conturbante di “Szalony grzes”, già testata dal vivo in quel periodo, con un inizio minaccioso d’atmosfera e una bella impennata dove spicca il gran lavoro alla chitarra di Antimos, che non solo si esibisce in un solo fantastico, ma “gioca” anche sperimentando con quei pochi effetti a disposizione per il suo strumento, mentre il synth di Skrzek rende più roboante il finale. Il pezzo da novanta è rappresentato da “360 od tylu” (curiosamente recuperato e riarrangiato in quello che è attualmente l’ultimo disco in studio della band, “Za linia horyzontu” del 2016), quasi quattordici minuti fantasiosi e brillanti nella loro alternanza di parti solistiche. Anche grazie a qualche citazione di temi vecchi e con piccole anticipazioni del futuro, si tratta di sessantuno minuti inediti di gran valore, da annoverare sicuramente tra le gemme migliori dei succitati cofanetti “Lost tapes” e che fotografano un momento di iperattività e di grande creatività della più importante prog band polacca. Per cui, se vi eravate persi i cofanetti, questa è una ghiottissima occasione per rimediare.
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