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JOZEF SKRZEK EAST WIND Tryptyk petersburski Wydawnictwo 21 2007 POL

Nonostante la carriera del suo gruppo principale, i grandiosi SBB, abbia avuto dei momenti di arresto, l'attivitą di Skrzek non si č mai interrotta, tanto pił che la sua discografia da solista raggiunge tranquillamente in copiositą quella della band madre. Non solo, oltre alla mole di lavori discografici Skrzek ha nel suo curriculum una serie interminabile di collaborazioni e di concerti dal vivo. E quando parlo di concerti non intendo delle pure riproposizioni di brani realizzati in studio, ma vere e proprie sedute creative che spesso si trasformano in momenti magici ed irripetibili. Skrzek porta la sua arte nei teatri, nelle chiese, nei club, abbracciando spesso stili musicali che si discostano dalla sua classica produzione con gli SBB. Sto parlando di un compositore brillante, di un artista sensibile, di un musicista a tutto tondo che riesce ad emozionare il suo pubblico ancora oggi, dopo tanti anni di carriera. Questo album, uscito per una piccola etichetta polacca indipendente, non farą clamore semplicemente per il fatto che non č stato oggetto di promozione, ma si tratta di un'opera pregevole, dotata di un fascino tutto particolare. Si tratta di una raccolta presa da una serie di date live e probabilmente non č nulla di premeditato, cosa che si intuisce dalla qualitą sonora, discreta, ma che dą l'impressione che sia stato utilizzato un microfono panoramico pił che una registrazione dal mixer. Ecco, č come entrare nella basilica di Varsavia in un corridoio di luce che filtra dal rosone, in alto di fronte a noi, e piano piano ci ritroviamo avvolti dai suoni che si liberano fra gli spazi vuoti e sacri dell'edificio, all'organo liturgico c'č Jozef, la voce č la sua, ci sediamo in un posto distante e assistiamo allo spettacolo inatteso come spettatori occasionali. In questo progetto Skrzek ha messo insieme un gruppo di musicisti davvero particolare. Ad accompagnare il maestro con la sua voce angelica troviamo Roksana Vikaluk, nata in Ucraina ma polacca di adozione. Roksana vanta diverse collaborazioni con artisti rock e jazz e nelle sue produzioni richiama costantemente motivi antichi della tradizione ucraina. Michal Giercuszkiewicz, alle percussioni, č conosciuto per aver suonato con diversi gruppi blues rock della Slesia, ed infine troviamo un duo di musicisti proveniente da San Pietroburgo, che Skrzek aveva conosciuto al festival internazionale di SKIF nel 2003 e che lo hanno in qualche modo ispirato per la realizzazione di questo nuovo progetto: Michail Ogorodov alle tastiere e Aleksandr Ragazanov alla batteria. La musica, ricca di momenti di improvvisazione, come spesso avviene durante le performance dal vivo di Skrzek, ha delle caratteristiche diverse in relazione all'ambiente scelto per i concerti. L'album raccoglie diversi momenti musicali catturati al Planetarium di Chorzów, al Jazz Club "Blue Note" di Poznań e nella basilica di Varsavia. Passiamo dalle atmosfere eteree e senza tempo del Planetarium, in cui i suoni sembrano dilatarsi e tendere all'infinito, al feeling intimistico e terreno degli ambienti confinati del Jazz Club, per finire con la dimensione sacra e maestosa della splendida basilica. In quest'ultimo caso viene fatto uso dell'organo liturgico, accompagnato da un paio di Moog, con un effetto finale che fa correre i brividi lungo la pelle. La centrale "Rosa na wzgórzach soliny", offre undici minuti di musica meditativa che sembra ricongiungere l'anima con la dimensione infinita dell'eternitą. La musica rarefatta, con i voli leggeri del Moog, quasi Floydiana, i rintocchi leggeri delle campane tubulari, il suono grave dell'organo e la voce alata di Roksana, sembrano portarci in una nuova dimensione atemporale. Anche nell'ambiente pił terreno del club vengono preferite le atmosfere dilatate e sono tangibili i riferimenti folk nel cantato di Roksana che sembra a volte intonare malinconiche arie celtiche. Fra il materiale proposto ci sono anche dei riarrangiamenti di alcuni pezzi degli SBB, che in questo caso subiscono un'evidente trasformazione, conformandosi allo stile dell'album. L'effetto č particolare, come in "W kołysce dłoni twych" che si trasforma in qualcosa di simile ad una preghiera piena di sentimento, brano pubblicato in origine nell'album "Pamięć". Da ultimo una citazione particolare per l'ultima traccia: "Pieśń o słońcu" il cui testo č formato dalle parole di papa Wojtiła. Sicuramente si tratta di qualcosa di non ordinario se paragonato alle produzioni degli SBB ma sicuramente chi ha una certa sensibilitą non potrą che rimanere avvinto da queste melodie eteree, sospese fra new age, elettronica e musica sacra, con spunti folk e atmosfere sinfoniche appena tratteggiate. Un album umile, straripante di passione sincera e di gran valore.

 

Jessica Attene

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