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Dopo l’album acustico in cui rielaboravano dei loro brani del passato più o meno recente, i Marillion hanno intrapreso un tour per promuoverlo, allargando la scaletta fino a raggiungere grosso modo le due ore di musica unplugged. Arriva adesso anche la testimonianza di quei concerti, con il doppio cd intitolato “Live in Cadoghan Hall”. Ovviamente le impressioni non possono essere che le stesse emerse con “Less is more”: ancora una volta i Marillion hogarthiani spingono su un sound e su atmosfere più intimiste, mantenendo un velo elegiaco e mostrando la classe di sempre. Il primo dischetto non fa che riproporre l’esatta track-list del disco in studio; il secondo, invece, presenta altri dieci brani pescati dal repertorio che va dal 1989 ad oggi. Se non c’è molto da aggiungere per quanto riguarda la riproposizione dal vivo di quanto già ascoltato su “Less is more” (alla cui recensione vi rimandiamo per un approfondimento), conviene concentrarsi per un attimo sulle aggiunte scelte per questo live. Diciamo subito che sembra molto riuscita la rilettura di alcuni episodi, come “The answering machine”, più piacevolmente diretta senza quelle sonorità ossessive presenti su “Radiation”, “You’re gone” e “80 days”, che nella nuova veste guadagnano in eleganza. Il rischio di fare cilecca era insito nel proporre alcune cose particolarmente belle nella loro versione originale, come “This train is my life”, “Estonia” e “Three minute boy”, ma bisogna dire che il risultato finale non fa loro perdere fascino e premia la band anche in queste scelte. Alcuni brani sono ridotti davvero all’essenziale, come una delicatissima “No one can” eseguita con solo piano e voce. “Beautiful” e “Gazpacho”, invece, fondamentalmente non mostrano né particolari meriti, né difetti eclatanti. L’unico pezzo che forse delude un po’ in chiave acustica è invece “Easter”, che spogliata del celebre assolo di Rothery alla chitarra elettrica perde qualche punto. La performance è senza sbavature, come era ampiamente prevedibile da un gruppo sugli scudi ormai da trent’anni, che mostra la solita professionalità di sempre. Chi ama quel buon gusto per la melodia e quegli aspetti un po’ malinconici della musica introdotti nei Marillion con l’avvento di Hogarth non può che lasciarsi coinvolgere anche da questo live.
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