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Puntualissimi, dopo il disco in studio che ha segnato il ritorno dei Transatlantic, non potevano mancare gli appuntamenti con il tour ed con il conseguente disco dal vivo. Per l’occasione Mike Portnoy, Neal Morse, Roine Stolt e Pete Trewavas (coadiuvati da Daniel Gildenlow alla seconda chitarra) hanno voluto fare le cose in grande, visto che il cd, che cattura un’esibizione allo Shepherd’s Bush Empire di Londra, è addirittura triplo e che è messo in vendita anche in una confezione contenente due DVD. Come nei dischi in studio, anche dal vivo i Transatlantic continuano inevitabilmente a proporre un rock sinfonico molto canonico, che non va avanti, rappresentativo di quel concetto di “progressive-regressive” racchiuso in quei luoghi comuni consistenti in brani chilometrici, cambi di tempo, maestosità, intrecci strumentali, ecc. E poiché sono in tanti gli appassionati che apprezzano queste cose ed i nomi dei musicisti coinvolti sono “pesanti”, il gruppo continua ad avere successo. Aggiungiamoci pure un fattore “nostalgia”, con frammenti qua e là di classici del rock storico ed il gioco è fatto! “Rappresentativo” non vuol dire, però, che sia quanto di meglio si trovi in circolazione. Sia ben chiaro, tecnicamente e professionalmente nulla da eccepire ed anche la musica è gradevole e riesce a catturare. Ma fa un po’ specie pensare a quanti gruppi si cimentano in proposte simili che, pur non avendo nulla da invidiare alle composizioni dei Transatlantic, non vengono prese per niente in considerazione. Torniamo a questo live… I quattro puntano soprattutto sui brani epici che hanno composto, proponendo le suite presenti sui vari album. Il primo disco ci offre l’intera riproposizione di “The whirlwind”, che è perfetta per far capire chi sono i Transatlantic. Un’unica, lunghissima, suite di quasi ottanta minuti, con tastiere solenni, intrecci strumentali, ariose melodie vocali, accelerazioni, pause, momenti più robusti, ecc. Troppo lunga, ma non priva di momenti eccitanti ed anche dal vivo risultano decisamente riusciti i momenti solistici di Roine Stolt alla sei corde. Secondo cd: altre due suite di circa mezz’ora “All of the above” e “Duel with the devil” (decisamente più convincente la prima) e la ballad “We all need some light”. Nel terzo c’è un’altra composizione di trenta minuti, “Stranger in your soul”, più i sei minuti di “Bridge across forever”. Inutile dilungarsi troppo: volete quel rock sinfonico maestoso e con punte di aggressività, con qualche ritornello più diretto e i cambi di tempo? E’ sempre presente! Non mi stancherò mai di ripeterlo: i Transatlantic sono il classico gruppo prog che, nonostante la gradevolezza della proposta, resta ruffiano ed è destinato principalmente al famigerato progfan medio che continua a prediligere schemi ben precisi, triti e ritriti, e non ha molta voglia di ascoltare artisti che osano di più e che mostrano una forte personalità. Perciò non penso sia necessario spendere fiumi di parole per farvi decidere se comprare o meno questo prodotto; gli estimatori dei musicisti coinvolti e chi non si lascia scappare nessuno dei loro album avevano già deciso di comprarlo nel momento in cui erano venuti a conoscenza della notizia dell’uscita; chi, invece, ha sempre mantenuto le distanze dalla “operazione Transatlantic” non deciderà certo di avvicinarvisi con questo mastodontico live
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