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PENDRAGON Believe Toff Records 2005 UK

Già dalla copertina si capisce che qualcosa deve essere cambiato nella musica dei Pendragon, tornati a distanza di 4 anni dalla release dello scialbo "Not of this World". Lasciate da parte le puntigliose miniature, Simon Williams questa volta si lancia nel disegno lineare di un tuffo, immagine di elevato valore simbolico. Il titolo, "Believe", che sembra quasi un invito a fidarsi della band, acquista un valore ancora più profondo quando i primi minuti del CD liberano nell'aria un canto in gaelico ottenuto da samples di voci femminili, decisamente poco consueto per lo stile della band anglosassone. Il canto ci fa pensare a qualcosa di mistico e supremo e Nick sembra quasi voler assecondare questa sensazione assumendo, quando inizia a cantare sulle prime note di "No Place for the Innocent", un tono di voce austero, quasi volesse impersonare un druido o dare un tocco di ieraticità all'atmosfera incombente.

A parte questa nota vocale, che comunque ha una durata limitata, è sempre riconoscibile il marchio di fabbrica del gruppo, anche se, col passare dei minuti, realizziamo che qualcosa è cambiato rispetto agli ultimi 4 lavori in studio, il cui peso continua comunque a farsi sentire, anche se in maniera diversa. Il ruolo delle tastiere ha perso sensibilmente di importanza lasciando di nuovo campo, come alle origini, alla chitarra di Nick che regge quasi tutti i giochi. La canzone si basa su una serie di accordi rockettoni alla Bon Jovi dal groove coinvolgente per quella che si profila come l'apertura ottimale per i concerti della tournée di quest'album o, meglio ancora, come un potenziale hit single. Il tutto scorre senza che si percepisca neanche la più pallida ombra di una tastiera. Le prime note di "The Wisdom of Solomon" ci fanno capire che Clive Nolan era solo andato a farsi una birra, anche se i suoi interventi rimarranno comunque, come accennato, sempre molto limitati nel corso dell'album. Per di più le tastiere sono utilizzate solo come tappezzeria di atmosfera. Un'ulteriore nota di novità è data dalla chitarra acustica che nei suoi interventi assume non di rado connotati spagnoleggianti. In questo caso la sei corde acustica, pizzicata in scioltezza, accompagna la quasi totalità della composizione.

Come raccomandano le buone abitudini, ecco arrivato il momento della suite, "The Wishing Well", che si sviluppa attraverso 4 movimenti, per la durata complessiva di 21 minuti, suddivisi abbastanza equamente. Come anticipato da Nick, l'opera è una sorta di celebrazione dell'essere umani. "For Your Journey", il primo movimento, recupera le atmosfere mistiche dell'intro, con la voce di Nick che si abbandona ad una lunga recita e sullo sfondo un minimo di atmosfera e mistero è dato da tastiere soffusissime. "Sou' By Sou' West" è una ballad romanticissima in tipico stile Pendragon, dalla partitura vocale molto ariosa che contiene, fra gli altri, messaggi sull'olocausto e sulla schiavitù umana. "We Talked", il terzo movimento, contiene passaggi energici dall'incedere quasi Power Metal, con samples tribali in un insieme davvero curioso e singolare. "Two Roads" chiude infine la suite e abbiamo un altro grande pezzo di atmosfera, dominato ancora una volta dalle note malinconiche della chitarra acustica ma irrobustito da opportuni spunti elettrici. Tirando le somme, bisogna dire che la suite si articola in maniera abbastanza semplice, senza troppi voli pindarici di fantasia.
La successiva "Learning Curve" ha un taglio davvero insolito: Barrett ha ammesso che si tratta di un pezzo che riflette i suoi interessi, musicali e non, degli ultimi quattro anni. Accanto a soluzioni abbastanza classiche per il gruppo, come la lunga sequenza strumentale in chiusura, troviamo ancora una volta sequenze spagnoleggianti elettroacustiche. "The Edge of The World", infine, è una canzone dedicata ai fans, considerati alla stregua di veri amici. Si tratta di una sorta di romantica ballad dai tratti molto semplici.

Sicuramente Nick Barrett si è risollevato dalla crisi compositiva dell'album precedente e ha messo su qualcosa che, apprezzabile o meno, rappresenta un tentativo di non ripetere ad libitum la formula musicale inaugurata da "The World", pur non rinnegandola affatto. Dovendo dare un giudizio personale l'album ci è abbastanza piaciuto, dopo aver superato un'iniziale perplessità. Difficile comunque restare del tutto sorpresi ascoltando un nuovo album dei Pendragon che tutto sommato rispetta in linea generale le aspettative.

 

Alberto Nucci & Jessica Attene

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